8 Maggio 2026

“Mezzogiorno d’Industria”: il viaggio Svimez nelle imprese del Sud fa tappa a Cosenza

Intervista a Gian Paolo Manzella

su Gazzetta del Sud Cosenza

L’eccellenza imprenditoriale bruzia lodata dal vicepresidente di Svimez Gian Paolo Manzella : «Ho trovato nel Cosentino un tessuto produttivo vivo e articolato» Apprezzato il rapporto tra università e imprese che migliora i prodotti reali e aiuta le aziende.

Ottant’anni e non sentirli. La Svimez rimane un punto di riferimento per il Paese. Esiste da 80 anni e continua a svolgere funzioni rilevanti. Il vicepresidente, Gian Paolo Manzella, è stato a Cosenza visitando aziende e incontrando imprenditori nel quadro dell’iniziativa “Mezzogiorno d’industria”. Concluso il giro gli abbiamo posto alcune domande.

Cosa avete trovato a Cosenza?

«Un tessuto produttivo vivo e articolato. A Fuscaldo abbiamo visto un’azienda trasformatasi da piccola realtà artigianale a punto di riferimento nazionale negli infissi, pienamente dentro Transizione 5.0. È in costruzione un nuovo stabilimento, più grande e tecnologicamente avanzato, grazie anche ai Contratti di Sviluppo di Invitalia. Colpisce il legame con il mondo accademico: l’Università Mediterranea di Reggio Calabria certifica i loro prodotti per i mercati internazionali. Un raccordo tra impresa e università fondamentale. Poi ho visitato il più grande concessionario Stellantis della Regione, osservatorio prezioso sulle tendenze dell’automotive. E poi una società di costruzioni, a Rende, tra le realtà edili più importanti della Calabria: anche qui ci ha colpito la forte presenza di donne ingegnere laureate all’Unical».

Com’è stato l’incontro con l’Unical?

«Il prorettore Curcio ci ha descritto un ateneo pienamente dentro la “terza missione”: la trasmissione del sapere verso il territorio e le imprese. Basti pensare al Palazzo dell’Innovazione in via di realizzazione e al contributo dell’università alla “Crati Valley”, che ha già attratto realtà come NTT e Maggioli e favorito la nascita di moltissime piccole imprese nel digitale. Su questo fronte è stato interessante confrontarci con Tech4EU, l’ecosistema Pnrr illustrato dal professor Muzzupappa: tra le startup presentate, alcune operano in ambiti centrali per Cosenza come il turismo e l’agricoltura di precisione. Un patrimonio che merita attenzione, per sostenere le nuove imprese e migliorarne il raccordo con il tessuto tradizionale».

Cosa l’ha colpita tra le aziende in cui è stato ospite?

«Dietro la più grande realtà calabrese, per esempio, nella produzione di salami, soppressate e ‘nduja c’è una famiglia, i Rota, che ha trasformato una tradizione straordinaria in un’impresa aperta ai mercati di tutto il mondo. Anche qui torna il legame con l’università: il cacio-salame, uno degli articoli più venduti, è nato in collaborazione con l’Unical. Il rapporto tra università e impresa è qualcosa di tangibile e concreto, che migliora prodotti reali e aiuta le imprese a crescere».

All’incontro tenuto a Confindustria a Cosenza avete tirato le somme: cosa è emerso?

«Con il presidente regionale Aldo Ferrara, il presidente di Confindustria Cosenza Giovan Battista Perciaccante e il direttore Giampaolo Latella è emerso che il Sud ha davanti un’opportunità che non si può sprecare. La sfida è sintonizzarsi sulle parole d’ordine di Bruxelles: settori strategici, semplificazione, formazione qualificata, amministrazioni competitive, università vicine alle imprese, fondi strutturali usati bene. Una buona politica industriale è anche strumento per rafforzare il “diritto di restare”, per offrire ai giovani del Sud opportunità reali senza costringerli a cercarle altrove. Cosenza, con il suo rapporto stretto tra università e impresa, confermato dai dati Svimez sul digitale, ha qualcosa di specifico su cui costruire una propria identità industriale.

Parliamo degli 80 anni della Svimez

«Nel 1946 Saraceno e Morandi fondano la Svimez attorno a punti precisi: visione europea dello sviluppo italiano, centralità della questione meridionale, ruolo dell’industria, collaborazione pubblico-privato. Un Dna chiaro: studiare per proporre. Parole d’ordine di estrema modernità oggi, quando le disuguaglianze sono centrali nella riflessione europea, quando politica industriale e sviluppo regionale sono sempre più connessi e l’industria torna al centro del policy making europeo. Sono queste le linee che hanno guidato la Svimez per 80 anni. E che continuano a guidare il nostro lavoro».

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