Guerra nel Golfo e blocco di Hormuz: le stime Nord-Sud della Svimez su PIL, inflazione e consumi

Le tensioni nel Golfo e il blocco dello stretto di Hormuz innescano un nuovo shock energetico con effetti sull’economia italiana. L’analisi Svimez stima l’impatto su PIL, inflazione e consumi, evidenziando differenze territoriali: industria più esposta nel Centro-Nord, i consumi delle famiglie più vulnerabili nel Mezzogiorno. Gli effetti, legati alla durata del conflitto, potrebbero estendersi fino al 2027. Leggi le stime della Svimez.

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Aggiornamento stima SVIMEZ su impatto territoriale dei dazi USA al 30%

La simulazione Svimez sull’effetto dei dazi annunciati dagli USA: previsto un calo dell’export italiano verso gli Stati Uniti di 12,4 miliardi, con oltre 1 miliardo dal Mezzogiorno. A rischio 150mila addetti, 13mila al Sud. L’impatto maggiore su Agroindustria e Meccanica. Peggiora lo scenario se inclusi Farmaceutica e Chimica.

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Il PIL delle regioni nel 2024

Nel 2024 il PIL italiano è cresciuto dello 0,7%, rallentando rispetto agli anni precedenti e tornando al di sotto della media UE (+1%). A trainare la crescita è stato soprattutto il Mezzogiorno, che...

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L’impatto di Stellantis al Sud

L’Audizione di John Elkann e il ruolo di Stellantis nell’economia del Mezzogiorno: tra crisi dell’automotive, sfide globali. Le proposte SVIMEZ per rilanciare la filiera e tutelare occupazione e competitività.

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“Chiamata alle armi” per la coesione

Il Piano Rearm Eu propone un utilizzo delle risorse della coesione inconciliabile con i suoi obiettivi di inclusione economica,
sociale e territoriale. La coesione rappresenta un pilastro costitutivo dell’Unione europea che non può essere indebolito di
fronte ad ogni emergenza. Tuttavia, il basso tasso di spesa del ciclo 2021-2027 e il debole consenso politico intorno a questa
politica potrebbe determinare, come avvenuto in passato, e nonostante le dichiarazioni di principio, una forte pressione della
Commissione e delle stesse istituzioni nazionali per un loro utilizzo per investimenti nella difesa. Non basta dunque opporsi a
tale proposta ma occorre prendere atto dell’urgenza di una profonda riforma che faccia i conti con i suoi «fallimenti» ma che
sia in grado di valorizzarne il potenziale in termini di costruzione di un’Europa più inclusiva e competitiva.

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