È uscito il nuovo numero, n.1-2/2025, della Rivista economica del Mezzogiorno-Economic Journal of Mezzogiorno (disponibile sulla piattaforma rivisteweb).
In questo numero ampio spazio è dedicato al turismo, con uno studio sull’overtourism che mostra come i livelli di affollamento turistico nelle regioni e nelle province meridionali rimangano ampiamente inferiori sia a quelli del Centro-Nord, sia alla media europea, soprattutto se rapportati alla popolazione residente e alla estensione territoriale. Ciò che si sostiene è che nel Mezzogiorno ci sia un ampio potenziale, ancora sottoutilizzato, per uno sviluppo di un’industria del turismo sostenibile e rispettosa delle esigenze dei territori. Le conclusioni di policy devono basarsi quindi su una logica di governo dei flussi piuttosto che di una loro limitazione: programmazione, destagionalizzazione, ampliamento delle aree di attrazione, investimenti nei servizi essenziali e nelle infrastrutture per la mobilità. Senza tali interventi – sottolineano gli Autori – il rischio è che al turismo vengano addossate responsabilità che sono invece in realtà da attribuire a ritardi strutturali, che Stato ed Istituzioni locali dovrebbero affrontare con un ben maggiore, più adeguato impegno. Un secondo lavoro traccia i lineamenti del turismo pugliese cheripercorre le tappe fondamentali della singolare e progressiva crescita registrata a livello regionale, soffermandosi in modo particolare sugli effetti devastanti del Covid-19, sulla fase di recupero e riorganizzazione del settore, nonché sulle nuove sfide che il comparto si prepara ad affrontare. In un contesto di transizione e riconversione delle attività produttive della regione, il settore turistico – argomenta l’Autore – può costituire il principale driver di resilienza e crescita, capace anche di compensare le possibili perdite di valore aggiunto dei settori tradizionali.
Un particolare rilievo assumono anche gli studi che affrontano il tema dell’attrazione degli investimenti esteri, con uno studio che ricostruisce in modo sistematico l’evoluzione delle Zone Economiche Speciali in Italia, seguendo la progressiva trasformazione dell’impianto originario fino agli assetti più recenti. Si propone una sintesi interpretativa dell’intera esperienza, mettendo in relazione le diverse fasi per evidenziare criticità strutturali, elementi di continuità e prospettive di sviluppo del modello italiano. Al tema è poi dedicata un’analisi degli investimenti diretti esteri in una delle regioni meno sviluppate del Paese e del Mezzogiorno, la Calabria, con un approccio misto. Da un lato, si conduce una analisi quantitativa delle informazioni statistiche ufficiali più aggiornate sugli IDE; dall’altro lato, una analisi qualitativa, basata sui risultati di due casi studio di investimenti diretti esteri in Calabria, condotti attraverso l’uso di interviste dirette semi-strutturate. Ne viene fuori un quadro con luci ed ombre: accanto a punti di forza del territorio calabrese in fatto di attrattività, come le Università, emergono diverse criticità, come l’accessibilità, su cui evidentemente bisogna ancora lavorare per rafforzare la capacità della regione di attrarre e trattenere investitori, imprenditori e talenti.



