6 Maggio 2026

“Le Equilibriste”, il nuovo report di Save the Children con il contributo Svimez sulle migrazioni femminili

È online la nuova edizione del report “Le Equilibriste. La maternità in Italia nel 2026” pubblicato da Save the Children, dedicato alle condizioni economiche, sociali e lavorative delle madri nel nostro Paese.

All’interno del rapporto è presente anche un contributo della Svimez, a cura di Serenella Caravella e Anna Vergnano, dedicato al tema delle migrazioni giovanili femminili e ai loro effetti sulle dinamiche demografiche e sulle prospettive di sviluppo dell’Italia.

L’analisi dei flussi migratori delle under35 nell’ultimo decennio evidenzia una forte crescita dell’emigrazione femminile verso l’estero. Nel 2024 le giovani italiane trasferitesi fuori dal Paese hanno raggiunto il massimo storico di 27.685 unità, in aumento del 42% rispetto al 2023 e del 125% rispetto al 2014. Sempre più rilevante il peso delle giovani provenienti dal Mezzogiorno: in dieci anni la loro quota sul totale delle expat under35 è salita dal 30% al 50%, passando da 3.892 a 9.142 unità.

Ancora più rilevante appare il fenomeno della mobilità interna lungo la direttrice Sud-Nord. Tra il 2014 e il 2024 oltre 200mila giovani donne meridionali tra i 25 e i 34 anni hanno trasferito la propria residenza nel Centro-Nord. A cambiare profondamente è anche il profilo delle migranti: la quota di laureate tra le under35 che lasciano il Mezzogiorno è salita dal 47% al 70% nell’ultimo decennio. Un dato che riflette la difficoltà del sistema economico meridionale di offrire opportunità occupazionali adeguate ai profili altamente qualificati, soprattutto per le donne.

Il contributo della Svimez sottolinea inoltre come l’emigrazione femminile giovanile abbia un impatto sempre più rilevante anche sul piano demografico. La fuoriuscita di giovani donne in età fertile contribuisce infatti ad accelerare il calo delle nascite, particolarmente marcato nel Mezzogiorno, e ad alimentare un progressivo “vuoto demografico”. Molte delle giovani che lasciano il Sud formeranno famiglia nei territori di destinazione — nel Centro-Nord o all’estero — dove risultano più favorevoli le condizioni occupazionali, i servizi di cura e le opportunità di conciliazione tra vita e lavoro. Un processo che rischia di indebolire non solo il capitale umano del Mezzogiorno, ma anche le sue prospettive di sviluppo di lungo periodo.

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