28 Aprile 2026

Transizione energetica, al Sud 73mila nuovi posti di lavoro entro il 2030

La transizione energetica può diventare un potente fattore di sviluppo per il Mezzogiorno. Secondo lo studio realizzato da SVIMEZ e A2A, il raggiungimento entro il 2030 degli obiettivi previsti dal Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) genererebbe nel Sud 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila destinati agli under 35.

Il dato occupazionale si inserisce in un contesto ancora segnato dalla perdita di capitale umano. Tra il 2022 e il 2024, infatti, oltre 105mila giovani l’anno hanno lasciato il Mezzogiorno. In questo scenario, lo sviluppo delle energie rinnovabili viene indicato come uno strumento concreto per trattenere competenze, attrarre laureati e offrire nuove opportunità professionali ad alta qualificazione.

Lo studio evidenzia anche la dinamica positiva registrata negli ultimi anni dall’economia meridionale. La crescita del PIL del Sud è risultata superiore a quella del resto del Paese e il tasso di occupazione giovanile ha raggiunto il 52,1% nel 2024. Tuttavia, questi progressi non sono ancora bastati a fermare i flussi migratori verso altre aree d’Italia e all’estero.

Per centrare i target nazionali al 2030 sarà necessario aumentare nel Mezzogiorno la capacità da fonti rinnovabili di 27 GW, pari a circa il 50% del totale aggiuntivo richiesto a livello nazionale. Un obiettivo coerente con il potenziale dell’area: l’88% delle richieste di connessione in fase avanzata per nuovi impianti proviene infatti dalle regioni del Sud e dalle Isole, per un totale di 71 GW.

La realizzazione dei nuovi impianti richiederà investimenti rilevanti. Il fabbisogno stimato supera i 62 miliardi di euro a livello nazionale, con ricadute attese sulle filiere industriali, sull’innovazione tecnologica e sulla competitività dei territori. Lo sviluppo delle rinnovabili può inoltre contribuire alla riduzione del costo dell’energia, tema centrale per famiglie e imprese.

Il Mezzogiorno si conferma dunque uno snodo decisivo della transizione energetica italiana. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questo vantaggio potenziale in crescita stabile, occupazione qualificata e maggiore attrattività territoriale.

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