14 Marzo 2026

Nonni in fuga dall’Isola: così si svuota la Florida d’Italia

di Luca Bianchi

su Repubblica Palermo

Adesso dall’isola fuggono perfino i vecchi. Gli anziani, che erano rimasti l’ultimo presidio delle tradizioni e della cultura meridionale, quelli che noi della Svimez abbiamo chiamato nonni con la valigia, lasciano la Sicilia e l’intero Mezzogiorno.

Abbiamo tante volte detto che il Sud non è un paese per giovani. Prendiamo atto che, se non investiamo su politiche per il “diritto a restare” che invertano la rotta, non è neanche più un paese per vecchi. e recenti analisi Svimez ci raccontano le storie di tanti, troppi I ultrasettantacinquenni che, pur mantenendo la residenza in una regione del Sud, ormai vivono stabilmente nel Centro-Nord: tra il 2002 e il 2024, i nonni con la valigia sono quasi raddoppiati, passando da 96mila a oltre 184mila unità. Una vera emorragia che, insieme alla fuga dei giovani, spopola anche la Sicilia.

Gli anziani siciliani che vivono stabilmente al Nord sono, infatti, circa 37mila, su poco più di 500mila abitanti ultrasettantacinquenni, una percentuale di poco all’8%. In sostanza, siamo di fronte a una regione, con due emigrazioni fortemente collegate tra loro: vanno via i giovani, 45 mila negli ultimi tre anni (di cui due terzi con la laurea) e poi li seguono anche i loro genitori.

Questa emigrazione sommersa riflette una serie di dinamiche intrecciate tra loro. Al primo posto c’è una voglia di ricongiungimento familiare, che rientra a pieno titolo nella storia di un Mezzogiorno tradizionale, soprattutto nella fascia più in là negli anni della popolazione. I figli e i nipoti per lavoro si spostano altrove, i genitori e nonni li seguono, per non restare soli, ma anche per garantire loro, in città del Nord dove la vita è più cara, una qualche forma di welfare familiare, quell’aiuto economico, grande o piccolo che sia, che comunque rappresenta un sostegno vitale. Li aiutano con i bimbi piccoli, li suppor tano nelle spese, e si godono la loro compagnia piuttosto che restare soli; pensiamo in particolare alle zone interne, dove lo spopolamento in atto alimenta solitudine e rarefazione delle occasioni di socialità. Ma non c’è solo il ricongiungimento familiare con figli e nipoti emigrati al Centro-Nord, ma anche una scelta legata, con l’avanzare dell’età, alla necessità di poter fare affidamento su servizi pubblici, e anche privati, più efficienti, una sanità pubblica che funziona rispetto alle carenze di quella meridionale, forme di assistenza sicuramente più adeguate. Una dinamica che si colloca all’interno della più ampia mobilità sanitaria dalla Sicilia che riguarda quote crescenti di cittadini siciliani e che è arrivata a costare nel 2024 circa 240 milioni di euro di rimborsi alle altre regioni.

Un fenomeno che smentisce tanta retorica degli anni passati quando si parlava di un Sud Florida d’Europa, la Sicilia Felix, raccontata in tante fiction televisive, in grado di attrarre, frotte di anziani europei richiamati dalle temperature miti, dalle bellezze naturali e artistiche, dal buon cibo e da un costo della vita competitivo.

La realtà, invece, smentisce tutto questo. La carenza di opportunità lavorativa insieme al peggioramento dei servizi, di cura e di mobilità si riflette in un esodo che riguarda tutte le generazioni. E questa fuga, prima dei giovani, verso il Nord e l’estero, poi degli anziani, rappresenta un doppio problema per il Mezzogiorno: si perde capitale umano e investi-mento in formazione, si perdono consumatori perché i nonni vanno via con le loro pensioni e la spesa per servizi la fanno al di fuori dell’area meridionale. Sostenendo, paradossalmente, per questa via l’economia del Nord. La Svimez ha calcolato che mediamente ogni 4 giovani che lasciano il Sud, una famiglia di anziani tende a seguirli.

Non riuscire a trattenere neppure gli ultrasettantacinquenni meridionali è un tema, dunque, col quale la politica e le istituzioni debbono fare i conti in tempi rapidi. Il miglioramento dei servizi, a partire da quelli sani tari e assistenziali insieme a quelli per la mobilità interna, dovrebbe essere una priorità. I dati sui ritardi di attuazione degli interventi PNRR sulla sanità territoriale sembrano invece confermare la scarsa consapevolezza da parte delle amministrazioni locali.

Giovani e anziani condividono insomma le stesse aspettative di vivere in un territorio in grado di rispondere alle esigenze di cura e di offrire opportunità di realizzazione e di partecipazione alla vita sociale. Dare loro una risposta è la sfida che abbiamo davanti.

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