Con la scomparsa di Piero Barucci, l’Italia saluta un protagonista di autorevolezza rara durante un lungo passaggio della vita accademica, economica e politica del nostro Paese. Una personalità, poteva capitare in quella generazione, capace di muoversi tra i diversi mondi in cui aveva scelto di prestare la propria opera di intellettuale e di attore delle istituzioni e dell’economia.
Prima di tutto, Piero Barucci è stato un professore di Economia politica e Storia delle dottrine economiche tra le Università di Siena e Firenze, e a lui si deve parte non piccola della crescita nel nostro Paese della Storia del pensiero economico quale disciplina fondamentale nel campo degli studi economici.
È stato, poi, un attore centrale del mondo bancario e finanziario, che dopo aver ricoperto ruoli di grande importanza in singole istituzioni finanziarie è stato Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana dal 1987 al 1991.
In uno dei passaggi più difficili della storia repubblicana, infine, fu un uomo di governo capace di decisioni di grande rilievo, Come ministro del Tesoro dovette affrontare la svalutazione della lira sul marco; definire una manovra finanziaria che conteneva misure di grande impatto finanziario per i cittadini e le imprese; avviare il primo ciclo di privatizzazioni, con la vendita delle banche di interesse nazionale – il Credito Italiano e la Comit – e il riordino del sistema delle partecipazioni statali.
Durante lunga parte della sua carriera ha fatto parte, dal 1979, del Consiglio di Amministrazione della Svimez e ne è stato vicepresidente tra il 2008 ed il 2011, contribuendo in maniera attiva e propositiva ai lavori della nostra Associazione. Ne è la testimonianza più evidente la quantità e qualità dei temi trattati nei lavori da lui scritti e curati per la Collana Svimez: da “Mezzogiorno e Intermediazione Impropria”, al Rapporto su Turismo e industria meridionale, sino agli studi a matrice più evidentemente storica, in cui ha ripercorso la figura e l’attività di Pasquale Saraceno e ricostruito l’azione a sostegno del Mezzogiorno in diversi dei passaggi più significativi del secondo dopoguerra.
Lavori nei quali fu capace di utilizzare lenti nuove per osservare la ‘Questione meridionale’ e di vedere in anticipo temi oggi ancora attualissimi: basti pensare e quello di una politica meridionalistica capace di riconoscere all’impresa ed alla cultura imprenditoriale un ruolo centrale e quello di un settore, il turismo, in cui il Mezzogiorno è chiamato a trovare una vocazione ed una proiezione internazionale sempre più qualificata e qualificante.
Oltre al suo contributo intellettuale, e vogliamo ricordarlo proprio oggi, Piero Barucci non ha mai fatto mancare all’Associazione la sua intelligenza e la sua cultura, il suo acume, la sua ironia. Ed è anche per questa sua ‘caratura’ personale ed umana che la Svimez tutta lo ricorda con viva commozione e con l’impegno ad un’azione meridionalista sempre più ispirata ai valori dell’approfondimento scientifico, della multidisciplinarità, del dialogo tra economia e istituzioni.


