Ho apprezzato la scelta del neo presidente della giunta regionale della Campania Roberto Fico di dare spazio, nel suo discorso introduttivo, tra i numerosi argomenti trattati, specificamente a due temi che la Svimez ritiene prioritari per una strategia di sviluppo della Regione e del Mezzogiorno. Temi che finora sono rimasti in ombra da quanti hanno governato il nostro territorio: le zone interne e le vie del mare.
Definire le aree interne il motore nascosto della Campania è, secondo noi, il modo giusto per affrontare un problema finora trascurato, quando non negletto che ha molto contribuito alla fuga degli abitanti, soprattutto i più giovani in cerca di un lavoro che le aree interne abbandonate non sono certo in grado di offrire. Di qui il progressivo svuotamento di borghi ricchi di storia e di cultura e la sempre più macroscopica carenza dei più elementari servizi di cittadinanza, dagli ospedali alle scuole, ai trasporti.
Nella mappa campana dei Comuni interni, disseminati qua e là nel Sannio, in Irpinia, nell’alto salernitano e nell’alto casertano, ne sono censiti oltre 140, con una popolazione attorno ai 340mila abitanti, composta in netta prevalenza da anziani.
È ormai sostanzialmente fallita la Strategia Nazionale per le Aree Interne, nata nel 2014, pur sostenuta da fondi nazionali ed europei, in quanto non è riuscita a incidere sulle cause profonde della desertificazione. Ha ragione il presidente Fico, le aree interne non possono svilupparsi se restano isolate, senza una rete di trasporti efficiente. La linea ad alta capacità Napoli-Bari attesa da oltre un ventennio, che prevede (ancor oggi?) 12 stazioni intermedie ubicate in Irpinia e nel Sannio, è un potenziale formidabile asse attrezzato di penetrazione. Affiancata da una metropolitana veloce, consentirebbe – come a Londra, Parigi, Berlino! – di vivere lontano dal luogo di lavoro ubicato nelle grandi città costiere e raggiungerle in tempi ragionevoli. Soprattutto, l’area metropolitana di Napoli ha urgente bisogno di accorte politiche di decongestionamento verso le zone interne dell’Irpinia e del Sannio per avviare un’efficace mitigazione dei rischi, incombenti e ben noti.
Al varo del Pnrr la Svimez ha prodotto un Progetto di Sistema per promuovere lo sviluppo organico e ordinato del Paese “trainato” dal Mezzogiorno. Un Progetto, che, accanto. alle aree interne, vedeva protagonisti porti, logistica, Autostrade del Mare che portano al Paese, da Sud, un decisivo vantaggio comparato. Che, scarsamente sfruttato finora, mortifica le potenzialità del Mezzogiorno quale hub del Mediterraneo e dissipa la rendita fruibile da un bene posizionale di enorme rilievo. In quest’ottica suscitano forti aspettative le proposte del presidente Fico sulle Vie del Mare, intese non solo in chiave turistica, bensì come infrastrutture essenziali di logistica a valore immediatamente utili per decongestionare le arterie stradali. L’aver sottovalutato la funzione del mare, che bagna per circa 500 chilometri le coste campane, è stato un errore strategico a cui porre rimedio in tempi brevi e trasformare questa risorsa naturale in uno straordinario volano di crescita economica e sociale offrendo al Paese un rilevante vantaggio competitivo per conseguire i traguardi del 2030-50.
La Svimez sollecita lo sviluppo dell’intermodalità marittima e ferroviaria, determinante per connettere coste – zone interne, ed è essenziale per conferire all’Italia una naturale centralità logistica; le Autostrade del Mare, integrate con collegamenti ferroviari, sono innovative modalità sostitutive, non complementari, al trasporto stradale. Il loro pur marginale avvio ha già permesso di sottrarre all’asfalto ben 27 miliardi di chilometri di percorrenza: ciò significa che ogni anno 2,2 milioni di mezzi pesanti vengono tolti dalle autostrade e imbarcati sulle navi, con un taglio netto di 2,4 milioni di tonnellate di Co2.
Ora attendiamo i fatti dalla nuova giunta regionale campana. La presenza di un assessore al Mare è sicuramente un primo passo positivo; ci lascia, invece, perplessi, dopo che se ne era discusso a lungo, l’assenza di una specifica delega alle zone interne.


