di Adriano Giannola
su Il Mattino
Le Aree Interne, da anni al centro di un intervento specifico, se prima erano una priorità, sono ora un problema non più rinviabile. Al punto che la Fondazione Convivenza Vesuvio ha scoperto che nell’alto casertano, nell’est del beneventano, nell’avellinese e nel sud salernitano vi è un surplus di abitazioni rispetto ai residenti, stimabile in 175mila abitazioni. Un numero più che sufficiente per ospitare nel breve, medio e lungo periodo i residenti nei paesi vesuviani, in caso di emergenza legata al rischio vulcanico.
La Fondazione, d’intesa con la SVIMEZ, si è perciò fatta promotrice di Protocolli d’Intesa con i Comuni vesuviani e, grazie anche all’Intergruppo Sud Aree Fragili e Isole Minori, ha potuto verificare che già 11 Comuni su 18 della prima zona rossa hanno pubblicamente manifestato la volontà di restare in Campania e non essere deportati fuori Regione, come prevede il piano della Protezione Civile. Si tratta di Ottaviano, Terzigno, Ercolano, Torre del Greco, Cercola, San Giorgio a Cremano, Boscoreale, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Torre Annunziata e San Giuseppe Vesuviano. Per altri 7 Comuni, Boscotrecase, Pompei, Portici, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Trecase e Sant’Anastasia, la discussione è in corso nei Consigli Comunali. Complessivamente rappresentano quasi 400mila abitanti vesuviani su 530mila della prima zona rossa. Nel frattempo, una quarantina di Comuni di accoglienza, in prima fila Lacedonia, hanno espresso la volontà di ospitare i vesuviani, sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa con la Fondazione. Nella mappa campana dei Comuni interni, disseminati qua e là nel Sannio, in Irpinia e nell’alto salernitano, ne sono censiti oltre 140, con una popolazione attorno ai 340mila abitanti, composta in netta prevalenza da anziani.
Diciamo la verità, finora è mancata una politica che arginasse la fuga degli abitanti, perché la Strategia Nazionale per le Aree Interne, nata nel 2014, pur sostenuta da fondi nazionali ed europei, non è riuscita a incidere sulle cause profonde della desertificazione. Di fronte a questo fenomeno inarrestabile bisogna agire rapidamente, con strumenti capaci di rivitalizzare questi borghi, alcuni dei quali sono stati ormai definitivamente abbandonati. Potenziando i servizi di cittadinanza, dagli ospedali alle scuole, ai trasporti, e promuovendo progetti di sviluppo locale che valorizzino il capitale territoriale, come turismo, artigianato, e sistemi agroalimentari. Creando opportunità occupazionali, anche attraverso il digitale e la mobilità sostenibile. E, soprattutto, fare fronte alla vera, pesante, diseconomia che condanna allo spopolamento le zone interne, costituita, in Campania, da un sistema di trasporti del tutto insufficiente ed inefficiente.
La linea ad alta capacità Napoli- Bari attesa da oltre un ventennio, grazie alle stazioni intermedie ubicate in Irpinia e nel Sannio, potrebbe costituire un formidabile asse attrezzato di penetrazione specie se affiancata da una metropolitana veloce, che consenta, a chi sceglie di vivere lontano dal luogo di lavoro ubicato nelle grandi città costiere, di raggiungerle in tempi ragionevoli. L’asse Napoli-Bari è essenziale altresì per connettere due “vecchie” ZES, mette in relazione due sponde, completa il Corridoio 8 UE, e, attraversando zone interne, le coinvolge e le rende protagoniste della rivitalizzazione dell’Irpinia, del Sannio e delle Murge. Il Quadrilatero, i cui vertici sono presidiati dalle “vecchie” ZES portuali di Napoli-Bari-Taranto-Gioia Tauro, peraltro integralmente incastonato nell’attuale Distretto idrografico dell’Appennino meridionale, potrebbe essere veramente funzionale all’obiettivo del governo territoriale, alimentando e promuovendo possibili vocazioni produttive. In questo modo non solo si rivitalizzerebbero le aree interne della Campania ma si offrirebbe un validissimo contributo alla mitigazione dei rischi che condizionano oggi la città metropolitana di Napoli. Perché allora persiste un silenzio, quando non una vera e propria ostilità, verso un piano razionale, che guarda al futuro e ridisegna in modo organico l’assetto di una regione come la Campania? L’auspicio è che il nuovo governatore ascolti e faccia proprie le ragioni di una proposta che trova ampia accoglienza nei territori interessati.

