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Coesione Ue: «La riforma non sia pagata dai deboli. Si rischia una guerra tra i più poveri»

La riforma del bilancio di coesione dell’UE era necessaria per rendere il meccanismo più efficace e reattivo, ma è il punto di caduta ad essere preoccupante. Elimina l’assegnazione automatica delle risorse, ora soggette a negoziazione nei piani nazionali. Il direttore della Svimez, Luca Bianchi avverte in una intervista rilasciata al Quotidiano di Puglia, che con meno fondi disponibili e nuove priorità come difesa e digitale, il Mezzogiorno rischia gravi penalizzazioni. Rischia così di aprirsi una competizione tra territori deboli, una guerra tra poveri.

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La Mid-term review salverà la coesione?

In questo nuovo numero di Informazioni Svimez si analizzano le implicazioni della Mid-term review dei fondi di coesione europei per il ciclo 2021-2027, che consente di riallocare le risorse verso le...

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“Chiamata alle armi” per la coesione

Il Piano Rearm Eu propone un utilizzo delle risorse della coesione inconciliabile con i suoi obiettivi di inclusione economica,
sociale e territoriale. La coesione rappresenta un pilastro costitutivo dell’Unione europea che non può essere indebolito di
fronte ad ogni emergenza. Tuttavia, il basso tasso di spesa del ciclo 2021-2027 e il debole consenso politico intorno a questa
politica potrebbe determinare, come avvenuto in passato, e nonostante le dichiarazioni di principio, una forte pressione della
Commissione e delle stesse istituzioni nazionali per un loro utilizzo per investimenti nella difesa. Non basta dunque opporsi a
tale proposta ma occorre prendere atto dell’urgenza di una profonda riforma che faccia i conti con i suoi «fallimenti» ma che
sia in grado di valorizzarne il potenziale in termini di costruzione di un’Europa più inclusiva e competitiva.

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