Le previsioni per il biennio 2007-2008.

 1. Vengono di seguito presentate le previsioni macroeconomiche Nord-Sud per il biennio 2007-2008, elaborate dalla SVIMEZ attraverso il proprio modello econometrico biregionale Mezzogiorno/Centro-Nord.

Nell’anno appena trascorso, l’attività economica globale dovrebbe essere cresciuta, a scala nazionale, ad un saggio (1,7%) solo di poco inferiore a quello del 2006 (1,9%). La modesta decelerazione riscontrata nel 2007 è imputabile all’andamento riflessivo emerso nell’ultimo trimestre dell’anno, contestualmente al progressivo deterioramento dello scenario internazionale (crisi dei mutui americani e impennata delle quotazioni del petrolio). Proseguendo lo sfavorevole trend avviatosi all’inizio del presente decennio, anche nel 2007 la crescita italiana dovrebbe essere risultata, di circa un punto percentuale, inferiore a quella stimata per l’Euro-zone (2,6%).

Nel 2007, la dinamica del PIL dovrebbe essere risultata più accentuata nella ripartizione centro-settentrionale (2,0%) che nel Mezzogiorno (1,3%). In raffronto all’anno precedente, nel 2007 il divario di crescita tra le due macro-aree dovrebbe essere lievemente aumentato; precisamente, da mezzo punto percentuale a sette decimi di punto percentuali.

I motivi di tale gap di crescita tra le due parti del Paese sono essenzialmente due. In primo luogo, nel corso del 2007 l’elasticità dell’export[1] centro-settentrionale all’attività economica globale - analogamente a quanto verificatosi l’anno precedente - ha fatto segnare un valore maggiormente vicino a quelli storicamente più elevati riscontrati negli anni antecedenti al 2001. La ritrovata competitività sull’estero dell’industria del Centro-Nord ha trovato riflesso nella dinamica delle esportazioni: +4,1%, a fronte del +2,5% del Mezzogiorno. Inoltre, nel Centro-Nord la crescita delle esportazioni è risultata maggiormente diffusa, interessando un numero cospicuo di comparti. Nel Mezzogiorno, invece, tre sole branche (automative, metallurgia, macchine ed apparecchi meccanici), caratterizzate per lo più dalla presenza di grandi impianti a proprietà esterna all’area e con limitati collegamenti con il resto dell’apparato produttivo locale, hanno contribuito per oltre il 70% al risultato di export complessivamente conseguito dall’industria manifatturiera meridionale nei primi nove mesi del 2007.

Il secondo elemento di differenziazione riguarda la dinamica del consumi finali interni: +1,3% nel Mezzogiorno e +1,9% nel resto del Paese. Tale complessiva differenza di andamento trova essenzialmente origine nell’evoluzione della componente più dinamica dei consumi - quella in servizi - che dovrebbe essersi accresciuta nel Centro-Nord ad un saggio (3,1%) superiore di oltre un punto percentuale al dato meridionale (1,8%). La più accentuata crescita della spesa in consumi nel Centro-Nord è stata indotta, a sua volta, da una migliore performance dell’occupazione (+1%), a riprova di come il mercato del lavoro dell’area sia strutturalmente più capace di seguire le variazioni cicliche dell’economia, a differenza del Mezzogiorno dove l’input di lavoro, in assenza di forme di incentivazione specifiche, ha evidenziato una dinamica contenuta[2] (+0,2%). Oltre a ciò, relativamente migliore è risultata, nel Centro-Nord, l’attitudine nell’intercettare i flussi turistici stranieri in arrivo nel Paese.

Quest’ultimo elemento, insieme a quanto precedentemente osservato relativamente all’export di merci, evidenzia come le regioni del Centro-Nord, rispetto al recente passato, abbiano accresciuto la loro integrazione nell’economia mondiale, marcando la differenza con il Sud.

 

2. I primi mesi del 2008 sono stati contrassegnati dal crescente deterioramento del quadro internazionale. In particolare, lo scoppio, in America, della bolla immobiliare unitamente alla crisi dei mutui subprime hanno dato origine ad un ampio fenomeno di credit crunch, parzialmente estesosi anche ad altre economie, che ha depresso il volume degli scambi internazionali (già penalizzato, inoltre, dalle quotazioni elevate del petrolio). Attualmente le principali Istituzioni internazionali sono concordi nel prevedere che, su base annua, il tasso di crescita del commercio mondiale, a prezzi correnti, dovrebbe ridursi, rispetto al 2007, di oltre il 30%.

L’economia italiana non sfugge, ovviamente, al rallentamento in atto a scala internazionale. Inoltre, la minore crescita della domanda mondiale non è compensata da componenti interne. L’espansione (nominale) della massa salariale, essendo sostanzialmente vincolata al tasso d’inflazione programmato, riduce, infatti, lo spazio per incrementi reali nei redditi da lavoro. Oltre a ciò, va tenuto presente che il progressivo inasprimento dei tassi a breve, avviatosi contestualmente al manifestarsi del credit crunch, influisce sfavorevolmente su quella parte dei consumi complessivi, in forte aumento, effettuati ricorrendo al credito.

In base alle stime SVIMEZ, nel 2008 il PIL italiano dovrebbe far segnare un progresso dell’1,1%. Il gap di crescita con l’Euro-zone dovrebbe risultare, rispetto all’anno precedente, più contenuto, ed attestarsi intorno al mezzo punto percentuale.

Anche nel 2008, la crescita dell’attività economica globale del Centro-Nord (1,2%) dovrebbe risultare maggiore di quella del Mezzogiorno (0,7%). Gli stessi elementi che nel 2007 sono stati all’origine del differenziale di crescita tre le due macro-aree dovrebbero ripresentarsi, infatti, anche per l’anno in corso, seppure in un quadro di crescita più contenuto. L’export di merci è previsto in aumento del 2,3% nel Centro-Nord e dell’1,8% nel Mezzogiorno; la spesa in servizi si accrescerebbe dell’1,4% nella prima area e dell’1,0% nella seconda.

Diversamente dall’anno precedente, nel 2008 gli investimenti fissi lordi meridionali dovrebbero aumentare in misura maggiore (1,7%) che nel resto del Paese (0,8%), recuperando in parte il differenziale negativo registrato nel 2007.

Il tasso di crescita dell’input di lavoro, infine, dovrebbe risultare, rispetto al 2007, in sensibile decelerazione nel Centro-Nord (0,4%), e permanere su valori prossimi alla stazionarietà nel Mezzogiorno (0,1%). 

 

Previsioni per alcune variabili macroeconomiche (variazioni percentuali)

 

Mezzogiorno

Centro-Nord

Italia

 

 

 

 

 

2006 (a)

 

 

 

 

Prodotto interno lordo

1,5

2,0

1,9

Consumi finali interni

1,2

1,8

1,6

- Spesa delle famiglie in beni

0,9

1,6

1,4

- Spesa delle famiglie in servizi

1,6

2,1

1,9

Esportazioni di merci (b)

1,4

4,7

4,4

Investimenti fissi lordi

2,5

2,2

2,3

Unità di lavoro totali

1,2

1,7

1,6

 

 

 

 

 

2007

 

 

 

 

Prodotto interno lordo

1,3

2,0

1,7

Consumi finali interni

1,3

1,9

1,7

- Spesa delle famiglie in beni

1,0

1,0

1,0

- Spesa delle famiglie in servizi

1,8

3,1

2,8

Esportazioni merci (b)

2,5

4,1

4,0

Investimenti fissi lordi

0,2

3,4

2,6

Unità di lavoro totali

0,2

1,0

0,8

 

 

 

 

 

2008

 

 

 

 

Prodotto interno lordo

0,7

1,2

1,1

Consumi finali interni

0,7

0,8

0,8

- Spesa delle famiglie in beni

0,3

0,4

0,4

- Spesa delle famiglie in servizi

1,0

1,4

1,3

Esportazioni merci (b)

1,8

2,4

2,3

Investimenti fissi lordi

1,7

0,8

1,0

Unità di lavoro totali

0,1

0,4

0,4

 

 

 

 

 

Fonte: SVIMEZ

 

(a) Per l’Italia: ISTAT; per il Mezzogiorno ed il Centro-Nord, elaborazioni SVIMEZ su dati ISTAT.

(b) Al netto dei prodotti energetici.


 

[1] Al netto dei prodotti energetici.

[2] Questo fenomeno è agevolmente visibile nei dati contenuti nell’ultima Rilevazione sulle Forze di Lavoro dell’ISTAT. Nei primi tre trimestri del 2007, rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, nel Centro-Nord l’occupazione è aumentata sia nella componente a tempo pieno e/o permanente che in quella a tempo parziale e/o temporaneo. Nel Mezzogiorno, invece, alla sostanziale stasi della prima componente ha fatto riscontro anche una caduta della seconda.